PROVE
Vengono classificate in base alla modalità per eseguire la prova.
Tipologia di prova:
Variazione carico ( cioè come varia il carico nel tempo in un oggetto di prova )
Sollecitazioni ( cioè come posso sollecitare l’ oggetto ossia quali forze applico ) : Le sollecitazioni si dividono in:

semplici: cioè quando una delle quattro voci compare da sola;
composte: cioè quando una delle quattro voci compare insieme a una, due, tre voci. Esempi di combinazioni sono la presso flessione, la flesso trazione.
Derivata: cioè quando la sollecitazione ottenuta non compare nello schema ma compare in schemi derivati, inoltre derivare mi serve per creare altre condizioni ma non quelle stabilite es: la forza da luogo ad una flessione



PROVA DI ROTTURA A TRAZIONE STATICA

Il nome della prova fornisce i parametri:

prova di tipo convenzionale: prova dettata dalla UNI 10002-1 che bisogna seguire per l’omogeneità dei risultati
prova distruttiva
prova a trazione: fornisce il tipo di sollecitazione che è semplice(solo trazione)
prova statica: variazione di carico

CHE COSA DETERMINA (aspetti, caratteristiche dei materiali)

valutare la resistenza meccanica dei materiali
deformabilità
elasticità
questi fattori si determinano sul materiale, non sull’oggetto.

QUANDO (motivo):

certificazione(collaudo): chi produce e vende, es acciaio C40, collauda il materiale in modo che resista, secondo le norme UNI, fino a 550 N/mm2 . con il collaudo si riesce ad arrivare alle prestazioni richieste.
Contestazione: costruito un oggetto con un materiale di resistenza, es: 600 N/mm2, facendo una presa resiste fino a 300 N/mm2. Quindi o ho sbagliato a formare l’oggetto, oppure il produttore ha fornito un materiale sbagliato.

La macchina è specializzata per prove di trazione (anche se potrebbe fare prove di compressione). Fatta la prova si ottiene un grafico che p didattico (non è uguale a quello ottenuto in laboratorio)


Disegno del grafico della prova di rottura a trazione statica

La macchina applica un carico crescente, l’oggetto in esame si allunga.

OA regime elastico: abbiamo deformazioni di natura elastica (temporanea) del provino, cioè si allunga grazie all’aumento del carico. Inoltre se tolgo ogni forza corrispondente all’allungamento, quest’ultimo, in teoria, si dovrebbe annullare (al=0 se I=0). Il tratto di questo regime è rettilineo(retta).
AB regime elasto-plastico: abbiamo 2 condizioni: alla deformazione elastica si aggiunge la deformazione plastica. Se tolgo il carico in AB resta la deformazione plastica, cioè l’oggetto è allungato. La curva diminuisce di potenza, a parità di aumento di carico la deformazione è in aumento.
BC continua la deformazione elasto-plastica.
CDE regime elastico: da C in pio la deformazione plastica aumenta, mentre la deformazione elastica cessa di aumentare ma c’è. Se tolgo il carico in Z l’allungamento non è uguale al tratto tra l’ordinata e la sua retta parallela passante per il punto Z perché bisogna tenere conto della deformazione elastica. La retta quindi è parallela alla pendenza OA.

EF strizione: è una parte anomala perché c’è ancora la deformazione plastica ma non è rilevante.

DETERMINAZIONE DEI CONFINI DEI REGIMI:

OA-AB: è difficile trovare il punto A, quindi si esegue una serie di prove con carichi crescenti fino a quando il provino non ritorna più senza allungamento.
Però non si riesce a prendere il punto esatto A ma per esempio si prende il punto B ed esso corrisponde a Fp0,2 , Fp0,02 che è la percentuale di allungamento residuo 0,2 e 0,02 sono numeri che corrispondono alla deformazione residua del 0,2%, 0,02%, più piccolo è il valore, più siamo vicini al punto A.

Inserire grafico prova di trazione pag 13

BC: il reticolo sta deformando (deformazione plastica) in aumento mentre quella elastica è fissa non aumenta

Inserire disegni deformazione

CD: fenomeno di snervamento (dalla sezione centrale, pio la sezione più vicina , fino alla più esterna). Al raggiungimento del punto C, il materiale è poco resistente (anche l’inclinazione lo dimostra) e l’allineamento avviene in posizioni diverse, tempi diversi.

D: dopo il punto D il materiale è più resistente di prima (dallo snervamento) il grafico lo dimostra, infatti la pendenza aumenta.


PROVA DI RESILIENZA
Resilienza: è la capacità di un materiale di resistere a una pressione per urto. La prova è di tipo meccanico che consiste nel resistere a una sollecitazione, inoltre la prova è di tipo dinamico perché è un urto.

Tenacità: è la proprietà di un materiale di deformarsi senza rompersi, la tenacità è un indicatore (associato alla resilienza).

La prova viene eseguita con il Pendolo Charpy, è costituito da:
· Basamento;
· Selle per l’appoggio del provino;
· Pendolo che è un’asta metallica dove all’estremità c’è una massa che produce, grazie al punto di applicazione posto nell’altra estremità, un Ep = 300 [J]

La massa colpisce il provino che si deforma, la massa continua arrivando dalla parte opposta determinando così Ep finale.
Quando la massa colpisce il pezzo Ep = 0, Ec = 300.
Perché avvenga la deformazione bisogna spendere energia, quindi la massa non ritorna a 300 J. Le cause possono essere: attrito del perno, resistenza dell’aria.

Per calcolare la resilienza bisogna vedere l’energia spesa per la deformazione del provino:

K = Epi-Epf

Questo calcolo non è necessario eseguirlo perché la scala graduata fornisce direttamente la resilienza (K).

Ep = m * h Ec = ½ m * v2

Si conta l’energia potenziale finale e non la cinetica perché quando il pendolo arriva nella parte opposta si ferma, quindi l’energia è potenziale.

Sollecitazione: flessione

Inserire disegno flessione

Alla macchina non applico un momento perché è difficile ma applico una forza.

Schema statico:

inserire schema



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